26 marzo 2012

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Proiezione del documentario: Water Makes Money (L’acqua fa soldi) – San Terenziano (Pg) – 21 aprile 2011 – ore 21.00 – Sala della Delegazione comunale

18 aprile 2011


Crolla parte della diga di Montedoglio. Bastano 20 anni di esercizio per dare la colpa all’usura?

30 dicembre 2010

Da stamani una domanda mi tormenta. Ma quanto dura una diga? Perché la diga di Montedoglio è crollata in parte? “I lavori per la sua realizzazione erano cominciati nel 1978 e l’invaso era entrato in esercizio nel 1990” riporta il Corriere della Sera. Ma è possibile che dopo solo venti anni – e l’invaso non è ancora stato completamente riempito – mostri segni di cedimento mettendo a repentaglio interi paesi? Ma con quali materiali è stata costruita? Chi sono i responsabili dei lavori? “È crollato un fronte di 30 metri per un’altezza di circa 15 del muro (ancora dal Corriere della Sera) in cemento che separa l’estremità sinistra della diga dal canale laterale che raccoglie le acque in eccedenza”. Ma chi ha progettato questo muro? Chi ne ha testata la resistenza? A chi verranno accollati i danni provocati alla struttura, all’invaso, all’economia del tifernate? Quanto è costata questa struttura? Quanto costerà ancora? Quali sono i rischi effettivi per gli abitanti del luogo? E adesso che fare? Possibile che lezioni come quelle del Vajont non ci abbiano insegnato nulla?


Reuccio e Reginetta alla Festa de Noaltri

13 dicembre 2010

di Silvana Sonno

Ci siamo. Il 15 dicembre il presidente della Provincia di Perugia “incoronerà”, come madrina dei 150 anni dell’Istituzione, Francesca Testasecca, miss Italia 2010, e qualche giorno dopo, allo scoprimento del busto di Vittorio Emanuele II, incontrerà il principino Emanuele Filiberto di Savoia. In virtù di che cosa queste scelte eccellenti? La prima, senza tema di smentita, deriva dallo scoprimento di qualche chilo di carne fresca – filiera corta: folignate – , variamente tatuata e esibita sulla passerella di una delle trasmissioni che più avviliscono la presenza e il ruolo delle donne nella nostra società, dove la politica diffusamente le chiama a fare da ornamento e contorno alle scenografie del potere, quando non nelle private stanze dei potenti. La seconda, specularmente alla prima, porta alla ribalta provinciale ( e mi si consenta di giocare sulla polisemia dell’aggettivo), un personaggio il cui nome, unito al basso profilo, gli ha consentito di diventare una macchietta televis iva, buona per essere spesa in molte occasioni. Essendo il principotto, oltre che un mediocre ballerino e un pessimo cantante, anche il degno rampollo di un casato che certo non ha fatto il bene dell’Italia, a cui ha legato il suo nome per quelle imprevedibili emergenze della Storia che fanno virare le scelte e le opportunità – sostenute da personaggi ben più degni di stima e riconoscenza – verso figure che loro malgrado si trovano a diventarne protagonisti. Così l’avo del gommoso Emanuele Filiberto: il re Vittorio Emanuele, che non volle rinunciare a dirsi secondo (II) dei Savoia con quel nome, piuttosto che intitolarsi come primo (I) dei re dell’Italia unita. E già questo basti a delineare la statura del personaggio, i cui discendenti di statura (in tutti i sensi) hanno continuato a dimostrarne ben poca, fino agli epigoni odierni, coinvolti se non travolti in scandali e meschinerie che farebbero forse traballare la regale corona, se ancora ce ne fosse una non barattata con un piatto di lenticchie. Ma la Provincia di Perugia si merita tali mascotte ? E i cittadini e le cittadine che ogni 20 giugno celebrano l’orgoglio perugino, dentro una storia che è costata lacrime e sangue, ma anche trionfi di coscienze non asservite a troni e altari, come possono sentirsi rappresentati/e da una celebrazione che riduce la storia e i/le protagonisti/e delle vicende di cui ricorrono i cento cinquanta anni a una delle tante fiction che le televisioni ci propinano, per la perfetta contiguità di volti, sorrisi e scenari di celluloide?

E mentre il tricolore svilisce garrulo tra lustrini e cotillon, anche il grifo, ricondotto a razzolare tra altri pennuti di cortile, si sottomette alla minaccia di diventare il protagonista del gran bollito di natale.


Perugia, il cioccolato e la cultura

26 ottobre 2010

È veramente triste vedere questa processione di tantissimi che con ogni mezzo ha assediato il centro storico di Perugia in questo fine settimana.

È l’idea che si possa abbuffarsi di cioccolata che si accarezza nel proprio io che spinge tanti a sopportare affollamenti, spinte, code e tanti disagi?

O senza essere troppo bacchettoni è rimasto solo questa illusione a far camminare  ora i tanti avendo dentro l’idea del cioccolato e niente altro?

Ma quale manifestazione culturale potrebbe sollecitarci in uguale misura?

Credo che ci portiamo dietro un vuoto che questa società ci sta creando e che ogni giorno diventa irrecuperabile.

Ci piacerebbe vedere le amministrazioni pubbliche promuovere manifestazioni culturali in grado di interessare e coinvolgere giovani e non giovani e spingere la gente per manifestazioni che facciano bene non solo alla pancia.

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Inceneritore – Tutto quello che dovremmo sapere

21 ottobre 2010



La democrazia in Umbria

17 ottobre 2010

Si ha una sensazione che in Umbria un sistema di potere sta per finire.

Non entriamo in questa bufera giudiziaria che sta travolgendo la vita politica e istituzionale della regione.

Il ruolo di appurare fatti, circostanze, irregolarità e reati spetta all’organo preposto che si chiama magistratura.

Questo vale a livello regionale come a quello nazionale.

Per quello che ci concerne vogliamo ragionare sulla vita politica in Umbria, sui partiti e sulla democrazia nella regione.

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